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Piano di ammortamento francese
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Tasso effettivo e tasso contrattuale: verificare le differenze

Il sistema di ammortamento alla Francese è spesso preferito dalle banche ma può penalizzare i debitori in quanto il tasso effettivo sul debito differisce dal tasso preventivato nel contratto.

Alcuni debitori di mutui hanno presentato denunce perché penalizzati da banche o società finanziarie, in quanto gli interessi pagati sono risultati superiori a quelli concordati nel contratto. La causa va ricercata in uno dei metodi più diffusi per rimborsare il debito che si chiama sistema di ammortamento alla francese.

In teoria il debito si potrebbe estinguere alla scadenza concordata, potrebbe essere che un mutuo di 100mila euro con durata 10 anni stipulato oggi possa essere estinto nel 2019 con rimborso di tutto il capitale e di tutti gli interessi in un'unica soluzione.

È evidente che un sistema del genere penalizza la banca in quanto il debitore si gode il prestito ricevuto e solo dopo molto tempo restituisce la somma più gli interessi pattuiti.

Un altro metodo potrebbe essere quello di pagare gli interessi anno per anno e alla scadenza effettuare il rimborso integrale del capitale ricevuto in prestito. Questo sistema è ritenuto molto pericoloso.

Da qui l'idea di istituire il sistema di ammortamento del mutuo, dove periodicamente avviene il pagamento delle rate che possono comprendere una quota di interessi che serve a compensare la banca del prestito e una quota capitale che va a ridurre gradualmente il debito.

Esiste il rimborso a quota capitale fissa e quota interessi variabile, dove gli interessi ad ogni rata diminuiscono in quanto vengono calcolati su una cifra inferiore. In questo caso le rate anno dopo anno sono decrescenti.

C'è il rimborso a rata fissa, dove ad ogni pagamento si versa sempre la stessa cifra che comprende una quota capitale bassa all'inizio e che poi cresce nel tempo con una quota interessi sempre più bassa.

Questo sistema di ammortamento mutuo si chiama appunto “alla francese”. È interessante perché facilmente programmabile in quanto ogni rata è sempre uguale.

Bisogna però valutare bene con che frequenza andremo a pagare le rate: annualmente, semestralmente, mensilmente. Se un contratto prevede il pagamento di un tasso annuale del 10%, non è la stessa cosa pagare la rata una volta all'anno o semestralmente.

Un tasso del 10% annuo applicato semestralmente con frazionamento semplice (e quindi 5% semestrale) equivale in realtà al tasso del 10,25%. Questo meccanismo si chiama trasformazione del tasso da capitalizzazione semplice a capitalizzazione composta.

Proviamo a capire meglio con un esempio pratico.

Mettiamo il caso del Sig. Bianchi che paga un tasso annuo del 10% su 10mila euro. Se la rata è annuale il Sig. Bianchi verserebbe 1000euro il 31 dicembre. Mettiamo che paghi semestralmente, verserebbe 500euro a giugno e 500 euro a dicembre. Questa cosa ha effetti uguali in termini numerici, ma effetti ben diversi da un punto di vista finanziario.

Chi riceve gli interessi (cioè la banca) a metà anno li può reinvestire subito, e il ricavo di conseguenza andrebbe a suo beneficio. All'opposto il debitore che paga gli interessi, non ricava nulla sui 500 euro pagati a giugno. Certo, rinviando il pagamento integrale e dicembre avrebbe potuto ricavarne un beneficio.

E quindi si pone il quesito:

Come dovrebbe essere conteggiato l'interesse nel caso di pagamenti frazionati nel corso dell'anno?

Se vogliamo fare un confronto tra costo contrattuale e costo effettivo dobbiamo sempre partire dai principi della matematica finanziaria.
Quindi nel caso di un contratto con un tasso del 6% annuo con rate semestrali costanti, ogni rata sarà costituita da una quota interessi calcolata semestralmente su un tasso del 2,95% e non del 3%.

E' quindi molto importante fare attenzione a tutto ciò che è riportato nel contratto e anche alla periodicità delle rate e al tasso di interesse applicato.

In caso di periodicità annuale, il tasso deve essere annuale.
In caso di periodicità semestrale, il tasso da inserire nel contratto è quello semestrale (seguendo i principi di matematica finanziaria di cui abbiamo parlato), oppure se la periodicità è mensile occorre fare riferimento al tasso mensile.

Ma come operano in tal senso gli istituti bancari?

Spesso il tasso indicato nel contratto non corrisponde alla periodicità dei pagamenti. A volte nei contratti c'è una differenza tra tasso nominale e tasso effettivo ricavabile dal sistema di ammortamento a rate periodiche nel corso dell'anno.

Quindi, prima di firmare un contratto di mutuo è bene verificare il piano di ammortamento per evitare di pagare un costo più elevato rispetto a quello preventivato.

Nel caso in cui si riscontri un tasso effettivo più alto rispetto al tasso contrattuale sarà opportuno consultare un legale e far scrivere alla banca.

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